L’11 giugno, il dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna ha ospitato un Focus Group che abbiamo organizzato (io, Christian Morbidoni, Giovanni Tummarello e soprattutto Matteo D’Alfonso, che probabilmente essendo un “cervello in rientro” non ha diritto a un homepage nel sito dell’Università di Bologna) nell’ambito del progetto Discovery. Lo scopo era quello di registrare le reazioni di studenti e dottorandi di materie umanistiche (erano presenti filosofi, storici, antichisti, psicologi) agli stimoli proposti dalle nostre presentazioni del modello Open Access e delle tecnologie Semantic Web applicati alle scienze umane. Nelle settimane precedenti abbiamo discusso a lungo se includere o meno nel focus group anche i già dottori e alla fine abbiamo deciso di non includerli. Pensavamo che limitandoci ai più giovani avremmo raccolto idee meno filtrate dalle logiche accademiche, più rivoluzionarie, più radicali. E invece, a parte qualche caso isolato, è stato veramente scioccante sentire quanto questi ragazzi fossero disillusi, talmente dentro al sistema da non riuscire ad estraniarsene neanche un momento per osservarlo criticamente. Quando a un certo punto abbiamo fatto notare che forse non è proprio il massimo se per pubblicare in una rivista devi presentarti con una letterina scritta dal tuo professore, alcuni erano del tutto spaesati, vedendo quello come l’unico sistema possibile per la selezione e il controllo della qualità. Molti di questi ragazzi, specialmente i più “alternativi” (la sede del focus group era bologna, tradizionalmente tutt’altro che un’avanguardia reazionaria) vedevano con assoluto terrore la pubblicità e il riuso del sapere, preoccupati più che altro del potenziale plagio delle loro opere. La pubblicità anzichè il segreto come mezzo di protezione della paternità intellettuale sono concetti che abbiamo faticato a portare all’attenzione del gruppo. E’ evidente che se questi temi vengono perlopiù trascurati anche da coloro i quali dovrebbero essere i maestri, questa generazione di ricercatori difficilmente sarà parte integrante e decisiva di un cambiamento radicale che la comunità scientifica sarà prima o poi costretta ad affrontare. Ma noi avevamo comunque sperato di trovare in questi ragazzi un po’ di quella furia creativa che tanto gioverebbe al dibattito.
La buona notizia è che dopo le nostre presentazione “strettamente tecniche” sembrava esserci più consapevolezza del fatto che queste tecnologie non sono solo un mezzo ma anche l’oggetto del discorso politico o che esse sono, come le hanno denominate Francesca e Maria Chiara, “filosofia politica applicata”.
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Padova: L’autore e il ricercatore nell’ambiente digitale 2
Posted by: barbz, in open access, libraries, digital librariesInteressantissima giornata di presentazioni e dibattiti ieri (7 giugno) a padova.
Sono stato invitato, insieme a Nicoletta de Cian e Matteo d’Alfonso a un incontro organizzato dalla scuola di dottorato in filosofia a raccontare un pò di quello che sono i progetti discovery, hypernietzsche e hyperschopenhauer.
Io ero partito con l’idea di parlare di semantic web e poi invece è andata a finire che ho parlato di politica europea della comunicazione scientifica. E la discussione è stata davvero stimolante grazie al fantastico pubblico presente.
La giornata è cominciata con la presentazione di Maristella Agosti che ha parlato di DELOS. Devo confessare che non amo particolarmente le “reference architecture” e i “modelli astratti di digital library” ma ho comunque apprezzato la passione intellettuale della professoressa Agosti.
La seconda presentazione, di Anna Maria Tammaro, è stata precisa, efficace e cristallina. Anna Maria possiede la rara dote di saper comunicare con estrema chiarezza concetti complessi ed è riuscita in mezz’ora ad offrire un’interessante panoramica di quel che sta succedendo nel mondo delle digital libraries e dell’Open Access.
In teleconferenza da Parigi, Gloria Origgi ha guidato la sala con estrema sensibilità e intelligenza in una discussione che ha affrontato il cambiamento radicale che sta avvenendo nel modo di comunicare la scienza e di conseguenza del modo di fare scienza. La discussione è partita dalla riflessione sul progetto Interdisciplines proposto dalla Origgi, per arrivare a ridiscutere la validità del paper come unico veicolo della comunicazione scientifica.
La pioggia scrosciante dell’ora di pranzo niente ha tolto alla bellezza della città né alla impeccabile organizzazione di Cristiana, Cristina e dei professori Illetterati e Nunziante che hanno saputo dimostrare come nella sofferente università italiana esistano ancora delle isole felici capaci di mettere insieme ricerca e biblioteche, studenti e società civile per ascoltarsi, scontrarsi, discutere e pensare. Insieme.
A causa di un percorso ferroviario fitto di coincidenze millimetriche, ho purtroppo perso gli interventi di Gino Roncaglia, Enzo Portalupi e Giorgio Jannis.
Mi scuso e me ne dispiaccio, sperando di poterli ascoltare al più presto in podcast.

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