Tra giungno e dicembre 2006 Nature ha fatto un interessante esperimento per testare un modello aperto di peer-review. Nature riceve ogni anno 10000 manoscritti, dei quali il 60% vengono scartati prima ancora di passare dal peer-review. Alla fine solo il 7% viene effettivamente pubblicato. L’esperimento Open Peer Review, consisteva nel mettere a disposizione della comunità scientifica quegli articoli al momento sotto procedura di review dai reviewer “ufficiali”; i membri della comunità scientifica, previa autenticazione, avevano la possibilità di condurre un proprio review. Alla fine del processo i reviewer ufficiali avrebbero confrontato i propri risultati con quelli prodotti dai reviewer “non ufficiali”. Malgrado sia gli autori sia i reviewer abbiano espresso pareri favorevoli sull’esperimento, il risultato è stato un completo fallimento. Vale decisamente la pena andare a dare un occhiata al report di Nature sul risultato dell’esperimento che esordisce con:
Despite enthusiasm for the concept, open peer review was not widely popular, either among authors or by scientists invited to comment.

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June 1st, 2007 at 7:42 pm
A me ricorda ciò che è successo in ambito biomedico qualche anno fa: sull’onda dei preprint in fisica, c’erano state un paio di iniziative di grosse riviste mediche (BMJ e Lancet) per qualcosa di simile, preprint che potevano ricevere commenti pubblici, e che eventualmente poi passavano alla fase di pubblicazione in senso stretto.
RIsultato: pochissimi lavori inviati, pochissimi commenti ai lavori.
In un mio commento ad un articolo ottimistico dell’epoca, io avevo supposto qualche ragione, che si potrebbe riassumere in “nessuno lavora gratis”. Essere referee è buona cosa dal punto di vista del curriculum, perché è su chiamata; se chiunque può commentare, diventa meno interessante.
June 8th, 2007 at 2:11 pm
Concordo con il “nessuno lavora gratis”, se non che nell’ambito dell’editoria scientifica il ritorno è sostanzialmente di visibilità personale, cosa poi spendibile in ambito concorsuale comunque in maniera indiretta (non è come pubblicare, per lo meno in alcune materie). Quindi dato per assunto che si tratti di rinforzare la propria posizione nella “social netwrok” non vedo perchè, almeno in linea di principio, non si possa accrescere la propria visibilità come “buon referee” anche se sono in tanti a commentare. E’ evidente che non può essere un processo né rapido né indolore, ma qualcosa prima o poi deve cambiare.